Tra le varie divinità cittadine, di sicuro una delle più importanti è il Dio del Traffico. Benni ( Elianto ) descrive Dio come il Grande Manovratore, la visione dell'aldilà come un'Infinita Corsa di Macchine condotta per strade piene zeppe di: tornanti, insidie tipo Gioco dell'Oca e di legge del contrappasso. Il Dio del Traffico dell'aldiqua è un profondo conoscitore delle anime, delle propensioni e delle idiosincrasie umane. A me sta simpatico. Mi permette di leggere. Tutte le mattine, salgo in autobus ( confidando e credendo opportunisticamente e soprattutto momentaneamente nella Dea del Posto Vuoto ), mi siedo, sprofondo nel seggiolino, raccolgo le gambe e apro il libro. Per i primi 30 secondi non leggo, cerco di fare attenzione alla gente che ho intorno, ma insidacabilmente questa stessa parla di 1. partitica ( fosse politica andrebbe bene, ma i partiti no, mai, meno che meno alle sei e un quarto di mattina ) 2. cosa ha fatto ( lunedì - mercoledì ) o cosa farà ( giovedì-sabato ) durante il uicchènd 3. nipotini/figli/mariti/mogli/genitori 4. di quanto è in ritardo l'autobus, di quanto ci mette, di come sia incredibile il tempo che si perde. Cara la gente, Lei perde tempo, io leggo. Essì. Ma prima mi devo mettere la sveglia o mica mi accorgo della fermata giusta, e ci sono un sacco di autisti nuovi che non mi conoscono e quindi non mi avvertono quando io devo scendere.. vabè, comunque niente discorsi interessanti, come posso provare moti di propensione verso la Gente alle sei e un quarto? E poi, se non leggo in autobus non è che ho molto tempo per farlo, quindi grazie Dio del Traffico, grazie. Oggi salgo in autobus con un libro nuovo, cioè non nuovo, faceva parte della riserva di emergenza, tipo il pacchetto di cicche sotto l'asse n.3 della soffitta, o i tre fiorellini dentro la lampada di carta ... per i casi di estremissima emergenza. Ma è risaputo, che quando vengono toccate le scorte, è d'obbligo reintegrarle. Subito, o non lo farai mai più. E ti ritroverai con tre fiori e nessuna sigaretta ( vabbè evviva i purini ) oppure un pacchetto di cicche e nessun fiore ( ben più grave ) oppure senza un libro da leggere nuovo. Va bene ne rileggo uno. Va bene niente va bene. Arrivo a Mestre, scendo, continuo a leggere per strada, arrivo all’AppuntamentoOreNove. Temevo fosse un dramma, infatti il successivo l’avevo fissato per mezzogiorno. Ore noveeventitrè son fuori. Magnifico. Leggo. Un libro bello, lo consiglio. Comincia la sagra dei “potrei”, ma in realtà mi trovo nel baricentro di un trinagolo in cui al vertice A, l’ufficio, al B AppuntamentoOreDodiciFacilmenteAnticipabile, al C, Signora&MiScusi. Potrei scrivere per ore di Signora&Miscusi, forse lo farò, visto che per anni è stato l’ombrello nelle giornate di pioggia, la panchina dove aspettare indeterminatamente Marco, la fonte di saggezza per i grandi dubbi esistenziali, lo stermina stipendio … insomma la mia libreria preferita, con dentro Signora e Miscusi, loro due, i proprietari, si chiamano così. Per me, chiaro. Beh scelgo il vertice C. Sono anni che non vado, ci sarà ancora? C’è. Sto fumando, sbircio dalla vetrina chi c’è dentro. Ci son loro e TantiLibri. Butto la cicca, spalanco la porta. Miscusi si gira, aggiusta gli occhiali e dice ( ho le lacrime agli occhi mentre scrivo, io che non piango quasi mai ) “ Ciao Pika, chiudi che entra il freddo, come al solito arrivi giusta per il the”, Signora si gira mi guarda per qualche secondo e con voce rassegnata “ Hai le scarpe slacciate”. Ora, Pika non mi chiama più nessuno da non so nemmeno quanto tempo. Le scarpe slacciate, una costante nella mia vita. Mi trespolo, prendo la tazza di the e li guardo… ( continua )